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Produzione Editoriale |
I Grandi Temi |
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1999
- Ex Libris d’arte.
Formato 17x24, pagine 48, brossura a punto metallico, in bianco e nero, 30 illustrazioni.
Testi di Bruno Quaranta, Remo Palmirani.
Note biografiche degli artisti
Artisti:
Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Pieter Cornelij Mondrian, Gustav
Klimt, Carl Moll, Koloman Moser, Max Klinger, Eugène-Samuel
Grasset, Fernand Khnopff, Emil Orlik, Franz Marc, Max Svabinsky,
Max Slevogt, Frantisek Kupka, Alfred Kubin, Ignacio Zuloaga
y Zabaleta, Marie Laurencin, René Magritte, Aloys Wach,
Frans Masereel, Jean Cocteau, Maurits-Cornelis Escher, Jean
Tinguely, Mario Botta. |
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Con il patrocinio
e il contributo di:
Comune di Ortona
Provincia di Chieti
Regione Abruzzo |
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Rari desideri
di Collezionista
Non è semplice
spiegare, a chi è estraneo al mondo dell’ex libris,
fatto di consuetudini e di regole inveterate, quale sia la molla
che spinge a collezionare e studiare oggetti che, pur se attraenti,
sopportano l’eccezionale svantaggio di non avere un mercato. È un
fatto assodato che, là dove il danaro non circola, l’interesse è sempre
di pochi, o di pochissimi. Si tratta di una legge di sistema, di
cui nessuno può ragionevolmente meravigliarsi.
Che vengano etichettati come idealisti ed ingenui, o che, con patetico
compiacimento, si autodefiniscano niente meno che gentiluomini
resi sodali dal puro e salvifico
amore per l’arte e per la bibliofilia, fa ben poca differenza: gli exlibristi
sono identificati come dilettanti! (1)
In un mondo in cui la professionalità, vera o falsa che sia, riempie in
ogni momento le chiacchiere di tutti, diventando l’unico e reale imperativo
categorico, e dove è abituale chiamare professionisti persino i ladri
e le prostitute, il dilettante diventa il nemico pubblico numero uno, ed esserlo
rappresenta il vizio supremo, innominabile.
Curiosamente però, oggi i tuttologi proliferano in progressione geometrica,
ingenerando non solo una insostenibile confusione delle lingue, ma anche provocando
la messa in un canto dei competenti.
Eppure il mondo dell’ex libris è così complesso e diversificato,
talmente ricco di storia e di significati palesi e nascosti, da meritare almeno
l’attenzione che si deve ad altre forme di arte.
Questo perchè l’ex libris, soprattutto nella sua “specie” artistica,
e quindi separata dai collegamenti con il libro (in funzione del quale pare sia
nato, ma senza il quale può tranquillamente vivere) rappresenta un documento
sconosciuto e prezioso per interpretare i meccanismi che portano al collezionismo
d’arte e quindi ai rapporti fra l’autore di un’opera e colui
che la possiede.
La vocazione multipla dell’ex libris, che va dal teoricamente illimitato
(la zincototipia o la xilografia) alla serie dichiarata (l’acquaforte,
ad esempio) lo porta, ma questo vale anche per altre forme di collezionismo,
a divenire un oggetto in cui partecipa, in diversa misura, sia la qualità che
la quantità. In questo modo gli ex libris vivono una situazione dissonante,
dove alla possibilità di interessare parecchie persone, ma di venire eseguiti
da artisti di scarsa qualità o notorietà, si contrappone la teorica
possibilità che gli artisti siano di primario valore e contemporaneamente
di essere sconosciuti, se non perfino “snobbati”, dai collezionisti.
Voglio dire che il collezionismo exlibristico contemporaneo è modulato
su un vasto gruppo di artisti, più o meno capaci, che possono anche eseguire
buoni fogli,ma che spesso non escono dal ristretto circuito degli specialisti. È a
questo tipo di artisti che si rivolge la quasi totalità dei collezionisti,
per i quali le tirature di 10 lavori di un Tizio sono più importanti,
e produttive, di qualche foglio di un maestro universalmente riconosciuto.
E non si creda che il mio sia un ragionamento paradossale. Lasciando da parte
i gusti, la preparazione artistica e la sensibilità di ognuno, è un
fatto che la consuetudine dello scambio fra collezionisti deprime e avvilisce
la qualità. è sempre lo scambio che spinge a ragionare in termini
quantitativi e che si cerchi di avere numeroso materiale da barattare, troppe
volte tentando di carpire molto con poco.
“Una vuota immagine del desiderio appagato”, questa, per i più,
potrebbe essere la definizione dell’ex libris, soprattutto dell’ex
libris a proprio nome (2). Uno scarso valore artistico, nessun significato simbolico,
ma solo ed unicamente una importanza puramente numerica. Se non perfino il rassicurante
corrispettivo della coperta di Linus, cioè un oggetto la cui funzione è essenzialmente
quella di tranquillizzare e di liberare dall’inquietudine.
A volte però accade che l’ex libris posseduto si trasformi nel più forte,
un tirannico vincitore che pretende sempre nuovi e continui sacrifici perchè,
come scriveva Seneca;” Le ricchezze sono al servizio del saggio, allo sciocco
comandano”.
Se è chiaro che non ci possono essere indiscutibili ricette per “ben
collezionare”, credo tuttavia che il collezionista illuminato, cioè a
dire colui che non solo studia e approfondisce, ma che si pone domande su cosa
significhi raccogliere, confrontare e ordinare, sia continuamente alla ricerca
di opere importanti, e soprattutto non conosciute.
Ancora una volta il punto nodale del problema non è rappresentato dalla
componente economica (anche ammesso che nell’ex libris “d’autore” questa
possa esistere in maniera sostanziosa), ma dal rapporto simbolico che unisce
due esseri umani, uno dei quali è l’artista-demiurgo, per il tramite
di un oggetto da lui creato che, nella fattispecie, è un ex libris. La
ricerca delle opere degli artisti che hanno occupato un posto di rilievo nella
storia dell’arte non ha neppure prioritarie motivazioni di natura estetica.
Ciò che conta, e quanto viene perseguito, è
l’utilizzo di un oggetto identificato come una estensione dell’animo
di un artista determinato.
Per mezzo di una capacità di percezione che diventa intenzionale perfino
se non ne siamo perfettamente consapevoli, avremo la possibilità di metterci
in relazione simbolica con “l’altro”, così da poterlo
riconoscere. L’ex libris quindi si fa simbolo capace di proiettare su di
noi esperienze di chi lo ha creato. Questo perché come ha scritto C.G.Jung: “Tutto
ciò che mi appartiene porta il sigillo dell’”essere mio”,
cioè di una sottile identità con il mio Io. Si tratta di una identità irrazionale,
inconscia, che deriva dal fatto che tutto ciò che è in contatto
con noi non è soltanto se stesso, ma è contemporaneamente un simbolo”.(3)
In questa tensione emozionale che mette in rapporto due parti distinte alle
quali può accadere di divenire uno, il simbolo (cioè l’ex libris): “è al
tempo stesso un fulcro di accumulazione e di concentrazione delle immagini e
delle loro “cariche” affettive ed emozionali, un vettore d’orientamento
analogico dell’intuizione, un campo di magnetizzazione delle similitudini
antropologiche, cosmologiche e teologiche evocate”.(4)
Utilizzando sia i sensi sia processi analogici basati sulla conoscenza intuitiva,
questa ricerca exlibristica, apparentemente futile perché senza finalità economiche,
mercantili e perfino artistiche, permetterà forse di capire l’intima
corrispondenza che lega l’artista al collezionista. Perché se l’artista
crea è il collezionista che conserva: e conservare è ancora creare.
Remo Palmirani
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