Produzione Editoriale I Grandi Autori  
 
2000 - Albín Brunovsky´ – Incisioni.

Formato 17x24, pagine 36, brossura a punto metallico, in bianco e nero, 22 illustrazioni.
Testi di Vittorio Mascalchi, Remo Palmirani, Nicola Ottria. Biografia.
 
       
 
Con il patrocinio e il contributo di:
Comune di Ortona
Provincia di Chieti
Regione Abruzzo
 
 
 

Alla ricerca dell’oro dei tempi perduti

Albín Brunovsky , che già si era già aggiudicato alcuni premi in prestigiose rassegne internazionali in Svizzera e in Francia, nel 1968 venne invitato a presentare le sue opere grafiche alla XXXIV Biennale di Venezia.
Era la sua prima mostra in Italia e furono molti a stupirsi di vedere, in tempi in cui l'arte astratta, in Cecoslovacchia, dominava la scena, opere non solo figurative, ma anche così " sfrenatamente" fantastiche.
Nato nel 1935 in una cittadina della Slovacchia, Brunovsky aveva studiato all'Accademia di Belle Arti di Bratislava dal 1956 al 1961, formandosi in anni in cui il regime orientava l'attività artistica ufficialmente e con intransigenza. Non furono quindi poche le difficoltà incontrate da Brunovsky, artista che, pur vincolato a vivere nel suo tempo storico, si caratterizza per un totale e assoluto rifiuto dei condizionamenti dell'esistenza quotidiana. In lui, infatti, l'arte non è un riflesso della realtà, ma il prodotto di un sogno, al quale l'artista si deve abbandonare totalmente, non solo per conquistare la libertà, ma anche per farsi creatore e demiurgo.
È a questo scopo che egli immagina una realtà nuova , completamente affrancata da vincoli storici, ideologici, politici e devozionali. Così le sue opere si popolano di esseri umani inattuali e lontani, di animali mitici, di immagini arcane e misteriose, in una commistione che sembra casuale e straordinaria, ma dove, al contrario, ciascun elemento concorre a creare l'equilibrio che lega ogni singola cosa al tutto vivente.
Appare chiaramente il desiderio di ricostruire quel paradiso perduto, quella età dell'oro in cui l'uomo era in armonia perfetta con la natura e con gli dei. Nel dare corpo al mondo del mito, Brunovsky si avvale di una straordinaria padronanza del linguaggio incisorio, così che la miriade di segni minuziosi e finissimi da lui usati non lascia alcuno spazio libero sulla lastra, quasi a significare il potere "sovraumano" che l'artista può avere sulla materia.
Ciò che allora soprattutto stupisce è l'apparente contrasto fra l'iper-realtà dei dettagli e l'assoluta inesistenza della composizione. Brunovsky crea in questo modo una "nuova realtà" di origine fantastica , a cui partecipano, con eguale importanza, sia la componente surrealista sia il Manierismo, sapientemente rievocato.
L'ansia di superare la scissione fra realtà e mondo onirico, emerge con particolare evidenza soprattutto nelle sue opere degli anni sessanta, ricche di riferimenti a quell'insegnamento alchemico che fu uno degli interessi primari del Surrealismo. Segni e simboli della Grande Opera sono, in Brunovsky, talmente frequenti e "profondi"
che, non solo non possono essere casuali, ma , soprattutto, ne presuppongono una sua conoscenza "attiva". Eppure, nonostante tali legami siano evidenti, manca, a tutt'oggi, una analisi organica e approfondita delle esperienze magiche di questo artista. Vale comunque la pena ricordare che il Novecento artistico cecoslovacco ha annoverato non pochi personaggi di grande qualità , fortemente influenzati dalle dottrine esoteriche. L'associazione artistica Sursum, ad esempio, ed i suoi membri più noti, quali Frantisek Kobliha (1877-1962), Jan Konupek (1883-1950), Josef Vachal (1884 -1969) - forse, non casualmente, anche loro autori di ex libris eccezionali - stanno a dimostrare quanto "l'arte magica" sia radicata in quella cultura.
Pur se importante, la comprensione dei simboli non è però sufficiente per capire l'emozione che si prova davanti alle opere di Brunovsky, così che ci si deve riferire ad una sfera differente, in cui forze di altro valore ,che agiscono in maniera attiva , danno origine ad un'opera d'arte "magica". Solamente così, come ha scritto chiaramente Octavio Paz, potremo intuire che" Se è veramente un'opera d'arte, quest'ultima possiede indubbi poteri di attrazione che non dipendono soltanto dalla soggettività, sebbene per rivelarsi abbiano bisogno di quella simpatia senza la quale non esiste rapporto fra
l'opera e lo spettatore. Ogni opera d'arte racchiude un indubbio potere di incarnazione e di rivelazione: è una possibilità permanente di metamorfosi aperta a tutti gli uomini". (1)
Successiva al Surrealismo è poi in Brunovsky l'influenza del Manierismo, a cui l'artista si avvicina dopo i viaggi compiuti in Italia alla fine degli anni Sessanta. Le teorie manieriste di Giorgio Vasari e Federico Zuccaro accentuano ancor più il suo allontanamento dalla realtà, per calarsi in un mondo in cui solo ciò che è strano e meraviglioso pare essere vero. In tal modo, come ha scritto Enzo Di Martino: "L'artista cecoslovacco gioca con tutta evidenza sul terreno dell'ambiguità, attribuendo valori simbolici alle sue figure e ai suoi personaggi, confermando così continuamente la "verità" delle cose immaginate nel sogno". (2)
In questo universo onirico la figura umana, e in particolare quella femminile, è quasi sempre presente, con la funzione di affermare che non ci troviamo all'interno di mondi alternativi, ma nell'età dell'oro, nel mitico paradiso perduto. E questo paradiso, a somiglianza di quello islamico, non esclude i piaceri della carne, non allontana e congela la figura umana. Ecco perché, nelle opere di Brunovsky, la donna è spesso presente, ridondante di bellezza e di profferte carnali, sensuale come il sogno più dolce ed eccitante, a cui è piacevole abbandonarsi, a costo di perdersi.
Maestro indiscusso dell'incisione slovacca ed europea, Brunovsky è anche il più apprezzato autore contemporaneo di ex libris. Soprattutto a lui si deve la nascita di una nuova tipologia di opere, fatte non per essere usate sui libri quali marchio di proprietà, ma per venire tutt'al più scambiate con altre del medesimo pregio. Così il committente dell'ex libris assume la veste di "editore" e l'autore, svincolato dai condizionamenti , finalmente non è un esecutore, ma il protagonista unico dell'opera artistica.
In Brunovsky non risultano stonature né contraddizioni fra la sua attività primaria, cioè quella pittorica ed incisoria, e le opere exlibristiche. Quindi nelle monografie che gli sono state dedicate, gli ex libris appaiono, come tutte le altre sue opere, con il titolo da lui scelto, e mai sotto il nome del committente, a sottolinearne l'eguale dignità.
Sono gli stessi temi e contenuti, è sempre la medesima capacità creativa che troviamo in ogni suo lavoro. I 103 ex libris da lui eseguiti, in un lasso di tempo che va dal 1970 al 1995, rappresentano il corpus artisticamente più importante e stilisticamente più organico e omogeneo nella storia dell'exlibrismo europeo del secondo Novecento. Così non è un caso che questo artista sia divenuto oggetto di culto da parte dei collezionisti di tutto il mondo, allo stesso modo degli ormai classici Max Klinger ( 1857-1920), Emil Orlik ( 1870-1932), Michel Fingesten ( 1884-1943), tanto per citare i più noti.
Albín Brunovsky è stato un artista eccezionale, che ha vissuto intensamente il fascino di tutto ciò che è magico e meraviglioso , orgogliosamente indifferente al mondo ordinario ed immanente. Per lui allora, credo possano valere le stesse parole che sono scritte sulla tomba di André Breton: "Je cherche l'Or du temps...."

Remo Palmirani


Note
1) Octavio Paz, in André Breton, L'arte magica, Milano, Adelphi, 1991, p.311
2) Enzo Di Martino (a cura di), Il segno e il sogno nell'incisione europea, catalogo della mostra, Cividale del Friuli, 1992, p. 14