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Con il patrocinio
e il contributo di:
Comune di Ortona
Provincia di Chieti
Regione Abruzzo
Accademia dell'Ex Libris |
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Si ringrazia:
Carichieti
Cantina Tollo
D'Abruzzo
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Elogio
dell’ex
libris
Per troppo tempo, nel multiforme mondo dell’ex libris, si
sono fronteggiate due fazioni contrapposte, nate da un modo assolutamente
diverso di considerare questo foglietto. Da una parte stavano
tutti coloro che vedevano gli ex libris esclusivamente dal punto
di vista del bibliofilo, e dall’altra chi invece li raccoglieva
in funzione della qualità artistica, senza preoccuparsi
minimamente della relazione che avevano, o non avevano, con i
libri.
L’ex libris d’uso, nato per essere incollato al libro, racconta dell’amore
del suo committente per la pagina stampata, e allo stesso modo dà notizie
dei “viaggi” che il libro percorre da quando esce dai torchi del
tipografo. Ci si accorge così che bibliofili famosi, scrittori, uomini
illustri hanno quasi sempre utilizzato foglietti semplici e senza pretese, in
cui poco o nulla fa pensare a qualche attenzione per l’aspetto estetico.
L’ex libris è un segno, vuoi di possesso, vuoi di ammirazione nel
confronti del libro (e del suo autore), che non ha bisogno di fronzoli e orpelli.
Se il fascino dell’ex libris sta invece nella qualità artistica,
ecco che il protagonista non è più il committente-bibliofilo, e
quindi del libro se ne può anche fare a meno.
Su queste visioni totalizzanti e inconciliabili si sono accapigliate generazioni
di studiosi, di artisti e di collezionisti.
Convinti di essere gli esclusivi depositari dell’ortodossia exlibristica,
i bibliofili hanno accusato i collezionisti di ex libris d’arte di essere
interessati ad accumulare solo fogli con il loro nome (e con quello dei loro
corrispondenti), ma soprattutto, di fare raccolta di ex libris senza libri, e
per ciò non solo privi di senso, ma anche di vita.
Di contro, i collezionisti di ex libris d’arte hanno visto, in chi si nega
ai grandi fogli in acquaforte, quasi sempre in tiratura limitata, non solo una
riprovevole mancanza di attenzione nei confronti della grafica d’arte,
ma anche la causa della decadenza dell’ex libris.
Già alla fine del secolo scorso, la nascita del collezionismo aveva concorso
a creare una prima, pur se limitata, frattura con il passato. Dagli oggetti collezionati
viene eliminata ogni traccia di utilità, poichè ciò che
conta sopra ogni cosa è il loro possesso, non la loro utilità.
E’ vero che all’inizio molti collezionisti sono dei bibliofili ma,
con la scusante che hanno molti libri di argomenti diversi, passano con gioia
dall’unico foglio “universale” ai tanti diversificati per ogni
sezione della propria biblioteca. E questo è il primo passo verso la rottura
con la tradizione!
Certo! All’inizio quasi sempre gli ex libris li usano ma, accanto alla
preziosa tiratura di testa (che serve quasi tutta per essere scambiata), utilizzano
per i propri libri delle riproduzioni fotomeccaniche, che hanno il grande vantaggio
di essere funzionali e di costare pochi danari.
Se si collezionano gli ex libris contemporanei,e se si ha un portafogli ben fornito,
per accumulare una buona raccolta non c’è che una strada: ordinare
opere a proprio nome ad artisti importanti. E dato che il collezionista questi
fogli non li vende, ma li scambia con i suoi “confratelli”, ecco
che per ottenere i lavori dei “maestri” non c’è altra
strada che quella di cercare di avere propri ex libris di importanza equivalente.
Finchè il numero di queste opere è restato controllato, e soprattutto
se si trattava di veri marchi di proprietà, destinati ad essere incollati
sui libri, la disapprovazione è stata contenuta. Ma il collezionista è arrivato
velocemente a superare i limiti di una varietà di fogli legata alla diversa
destinazione. Così, condizionati da un meccanismo di emulazione “a
cascata” ai primi, pochi grandi collezionisti, ne sono seguiti molti altri,
per i quali avere anche due, trecento fogli a proprio nome era la norma.
Dopo alcuni secoli in cui, pur con alcune significative differenze qualitative,
e quindi di costo (basti pensare alle opere di Albrecth Dürer o di Holbein),
gli ex libris venivano commissionati con l'esclusivo scopo di essere incollati
sui libri, si arrivò ad avere due tipi di ex libris (d’uso e da
collezione), col tempo sempre meno coincidenti. All’inizio, almeno in Italia,
l’uso quasi esclusivo della tecnica xilografica da parte degli artisti
di maggiore rinomanza nel campo dell’illustrazione e delle arti applicate,
non provocò mutamenti particolari. Alle copertine eseguite in xilografia,
così come alle illustrazioni all'interno del testo, si aggiungevano, nella
seconda pagina di copertina, ex libris con le stesse caratteristiche. Adolfo
de Carolis e la sua scuola, Giulio Cisari, Bruno da Osimo, tanto per citare alcuni
fra gli artisti piu noti, incidevano per i grandi collezionisti, ma le loro opere,
oltre ad essere scambiate, avevano quasi sempre una parallela destinazione d'uso.
Si può allora dire che il mondo collezionistico avesse una funzione assolutamente
positiva. L’ex libris da collezione era utilissimo perchè incoraggiava
gli artisti, li faceva lavorare e li sosteneva efficacemente, ma non solo: in
ogni parte d’Europa, le associazioni exlibristiche cercavano di fare conoscere
le opere degli artisti contemporanei piu significativi per mezzo di mostre e
di concorsi che coinvolgessero anche il grande pubblico.
Queste iniziative, cosi come la pubblicazione di alcune opere fondamentali all’interno
di prestigiose collane editoriali (mi riferisco soprattutto ai repertori di Jacopo
Gelli del 1908 e del 1930), ottennero non solo l’effetto di diffondere
l’uso dell’ex libris, ma anche di migliorarne l’aspetto estetico.
Chi conosce la produzione exlibristica dei primi decenni di questo secolo non
può non restare sorpreso dal gran numero di ex libris a nome di uomini
e donne che sono del tutto estranei al mondo collezionistico. Si tratta di persone
che quasi sempre hanno un solo foglio, non infrequentemente di pregevole qualità,
e che lo usano sui loro libri, pochi o molti che siano.
Poi, abbastanza velocemente, le cose cambiano. Credo che lo studioso non abbia
ancora analizzato come i mutamenti sociali e culturali che seguirono alla seconda
guerra mondiale influirono sulla cultura dell’ex libris. Da un lato l’obbligo,
da parte della borghesia intellettuale di soddisfare bisogni ben piu urgenti,
e primari, e dall’altra, forse, la angosciosa sensazione degli “antichi” promotori
dell’ex libris di fare ormai parte di un mondo di sopravissuti, portarono
alla grande decadenza dell’ex libris. Certo, all’inizio qualcuno
cercò di riprendere il testimone caduto di mano ai tanti che la guerra
aveva sacrificato o disperso, ma tutte le esperienze più o meno velocemente
fallirono.
I collezionisti rimasti non videro allora altra soluzione se non quella di rifugiarsi
in una specie di “semiclandestinità”. Arroccati nei loro territori
privati, come gli indiani nelle riserve, i pochi collezionisti e i pochi artisti
ancora in grado di subire, e di capire, il fascino dell’ex libris, dissimularono
le loro difficoltà con la scelta di essere un orgoglioso ed elitario drappello.
Eppure, nonostante il piccolissimo numero e le grandi difficoltà, non
mancarono le ricerche, gli studi, i risultati. Dall’altra parte, da quella
dei bibliofili puri, per molti anni non ci fu neppure il piu debole segnale di
vita.
Infine, come accade per ogni manifestazione umana, le cose cambiarono. Sulla
spinta di un rinnovamento venuto da quelle nazioni dell’Europa centro-orientale
in cui da sempre la grafica occupa un posto di preminenza nelle arti figurative,
l’ex libris ha nuovamente stimolato l’interesse degli artisti e dei
collezionisti.
Ma non si tratta più del “vecchio” ex libris xilografico ,
di piccole dimensioni e in tiratura non dichiarata. In questo ultimo decennio
non ci sono che fogli calcografici, più o meno grandi, ma che si vogliono
sempre firmati e numerati. E poi, se prima il committente era la figura fondamentale
dell’ex libris (al punto che non infrequentemente si collezionava ordinando
i fogli secondo le generalità dell’intestatario), ormai ciò che
conta è sempre e solo il nome dell’artista.
Col chè si comprende perfettamente come il rapporto ex libris-libro assume
sempre meno importanza e significato, mentre sempre di più l’ex
libris (da collezione) diventa una grafica personalizzata, della quale il committente è l’editore.
Di questa diversa mentalità è in buona parte artefice, nel bene
e nel male, l’Accademia dell’Ex libris, fondata a Bologna nel 1987
e alla quale collaborano collezionisti, studiosi e artisti sia italiani che stranieri.
Pur affermando l’importanza della bibliofilia nella storia dell’ex
libris, l’attività dell’Accademia dell’Ex libris è stata,
ed è, soprattutto rivolta a coinvolgere gli incisori più noti e
apprezzati in questa particolare forma di arte.
Per ciò, non solo siamo convinti che ancora una volta l’ex libris,
anche quello piu semplice e d’uso, ne potrà trarre ogni vantaggio,
ma, paradossalmente, siamo altrettanto sicuri che la “grande” grafica
d’arte usuifrirà positivamente di questa alleanza sinergica. Il
mondo dell’ex libris da sempre è fatto da associazioni, nazionali
ed internazionali, i cui aderenti hanno legami strettissimi, e che negli ultimi
tempi hanno dimostrato un eccezionale attivismo e una invidiabile vitalità:
concorsi, pubblicazioni, mostre, faranno da cassa di risonanza anche per quegli
artisti che non si dedicano solo agli ex libris, e i collezionisti di ex libris
saranno più facilmente invogliati ad interessarsi anche dell’incisione
libera. Con la certezza non solo di potere dimostrare questa positiva sinergia
fra due mondi del tutto affini, ma anche e soprattutto con la convinzione che
l’ex libris sia un foglio d’arte, abbiamo iniziato un viaggio in
Italia, seguendo la strada maestra che unisce fra di loro le più prestigiose
scuole incisorie. Così, dopo Genova è ora la volta di Torino, entrambe
città che, fatta la storia dell’ex libris italiano del Novecento,
oggi concorrono a realizzare il rinnovamento della grafica d’arte, senza
distinzione d’importanza e di qualità tra l’ex libris e la
grafica libera.
Remo Palmirani |
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