Produzione Editoriale Scuole Exlibristiche  
  1999 - Gli Ex Libris Giapponesi.
Formato 20x20, pagine 84, brossura, a colori, 48 illustrazioni.
Testi di George Sekine, Ichigoro Huchida, Remo Palmirani, Egisto Bragaglia.
Note biografiche degli artisti.

Artisti: Ebisu Shuji, Furusawa Iwami, Hamanishi Katsunori, Harashima Noriko, Hiratsuka Akio,
Inoue Alphonse, Ito Takumi, Iwasa Nao, Kamachi Seiji, Kanamori Yoshio, Kobayashi Donghe,
Kubo Takuji, Kurita Masahiro, Matsubara Kunimitsu, Matsubara Hideko, Miyamoto Kyoshiro, Murakami Toku, Naito Yachiyo, Noguchi Yukio, Ohuchi Koho, Okamoto Yoshimi, Sato Nobuo,
Sato Yonejiro, Sekino Jyun-Ichiro, Suehiro Yoshinari, TakahashiTeruo, Takei Takeo,
Tsuihiji Mitsuko, Tsurusawa Kieko, Ueda Isao, Wakatsuki Kohei, Wakuta Toshiyuki,
Watabe Masaya, Yamakami Masahiro, Yamashita Sizuo, Yamataka Noboru, Yokota Minoru,
Yoshida Masaki.
 
       
 
Con il patrocinio e il contributo di:
Comune di Ortona
Provincia di Chieti
Regione Abruzzo
Accademia dell'Ex Libris
 
Si ringrazia:
Carichieti
Cantina Tollo
D'Abruzzo
 
HAMANISHI, Katsunori
MATSUBARA, Kunimitsu
PER COGLIERE IL PESO DI UNA PIUMA

Analizzando gli ex libris scelti per questa mostra credo si possa ragionevolmente affermare, al di là delle diverse tecniche incisorie utilizzate e della presenza o meno del colore, che le opere hanno tutte una identica matrice spirituale e culturale.
Non c’è dubbio che le xilografie a più colori concordino con quella che è ancora oggi, in Occidente l’immagine più tipica dell’arte giapponese.
Quando nella seconda metà dell’Ottocento, i più sensibili e avveduti mercanti e collezionisti europei iniziarono a far conoscere la grafica giapponese, con le stampe e i libri illustrati dei maggiori artisti antichi e contemporanei, come pure con i Katagami (le matrici lignee utilizzate per la tintura delle stoffe) questo nuovo modo di “fare arte” riscosse un successo straordinario.
Da fenomeno elitàrio, in breve tempo il giapponesismo divenne un eccezionale evento di massa, tale da influenzare non solo le arti figurative e la letteratura, ma anche la moda e ogni forma di arte applicata.
Di questa rivoluzione del sentire europeo, che vide quali alfieri artisti come Mucha, Kolo Moser, Khnopff, Orlik, ben conosciuti anche da tutti coloro che si interessano di ex libris, i fratelli Goncourt avevano già (nel loro Journal del 20 gennaio 1861) perfettamente indicato le caratteristiche precipue scrivendo: “L’art japponaise est aussi grand que l’art grec. L’art grec, tout franchement, quel-est-il? Il realisme du beau. Pas des fantaisies, pas des reves...”.
Queste due componenti essenziali concorrono a far si che gli ex libris giapponesi siano, per noi occidentali, straordinariamente enigmatici.
Il tentativo di penetrare il mistero della natura, non per assoggettarla e mutarla, ma per esserne parte in equilibrio con il tutto, appare evidente specie nelle xilografie colorate. Con questa tecnica autori come Jyun-ichiro Sekino, Teruo Takahashi e Takeo Takei, per citare i più indicativi, rivelano il fascino dei fiori e degli alberi, dei piccoli animali di cielo, di acqua e di terra, perfino dei più modesti oggetti del vivere quotidiano.
Chi conosce l’ex libris europeo del Novecento sa che qui una iconografia simile non solo è quasi del tutto assente, ma assume valenze non più che documentaristiche.
Ad un ex libris occidentale, che può anche non essere “gridato” e oltre le righe, ma nel quale sempre di più si allarga la forbice fra l’uomo e la natura, si contrappone l’ex libris xilografico (o serigrafico) giapponese, in cui levità di segno e delicatezza di tavolozza concorrono ad ottenere una armonia ineguagliabile.
Le opere di artisti come Alphonse Inoue, Seiji Kamachi e Mitsuko Tsuihiji sembrano invece distaccarsi da queste caratteristiche nazionali e accomunarsi alla grafica occidentale.
Indubbiamente ciò dipende dall’uso delle tecniche calcografiche, estranee alla tradizione artistica giapponese, oltre che all’interesse che gli artisti, in particolare Inoue, mostrano nei confronti della letteratura simbolista ed esoterica europea.
Eppure, anche nelle loro opere distinguiamo sempre il mistero della vita e della morte, la luce che è tale solo perché esistono le tenebre, la consapevolezza di essere (l’uomo) la parte caduca di un tutto perenne, concezione connaturale con l’anima giapponese.
A questa forza che fa esplodere ogni cosa, e ogni cosa distrugge, alludono molti degli ex libris erotici qui presentati. Figlie di una tradizione antica che ha occupato un posto di rilievo nella grafica giapponese, queste opere (ad esempio di Iwami Furusawa e di Toshiyuki Wakuta) rimandano ad una “genitalità” estranea invece alla grande arte europea.
Se l’erotismo artistico in Occidente è sempre stato un fenomeno elitàrio, il linguaggio delle “parti basse del corpo” ha trovato per lungo tempo nella società nipponica un’attenzione eccezionale, così da divenire un fenomeno diffusissimo, alieno da ogni divieto morale.
Queste due tipologie exlibristiche , cioè la tipicamente giapponese (le xilografie a più colori) e quella in cui, per tecnica incisoria e per iconografia, si avverte una presenza occidentale, si coniugano infine perfettamente nelle opere di Kohei Wakatsuki.
Senza concedere niente al sentimentalismo e alla fugacità delle mode, questo artista riesce ad andare oltre la fisicità delle cose, giungendo a dare voce a quella Unità che qui non è utopia, ma quotidiano e vissuto contatto con la natura.

Remo Palmirani