Remo
Palmirani, la metafora di UTZ « Un oggetto chiuso nella teca di un museo» scriveva
«deve patire l’innaturale esistenza di un animale in
uno zoo. In ogni museo l’oggetto muore – di soffocamento
e degli sguardi del pubblico –, mentre il possesso privato
conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di
toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ciò
di cui pronuncia il nome, così il collezionista appassionato
restituisce all’oggetto, gli occhi in armonia con la
mano, il tocco vivificante del suo artefice. Il nemico
del collezionista è il conservatore del museo. In teoria,
i musei dovrebbero essere saccheggiati ogni cinquant’anni
e le loro collezioni dovrebbero tornare in circolazione...».
(Bruce Chatwin, Utz)
Nell’ormai lontano febbraio del 1984, alla Buca di San
Francesco di Arezzo ad un incontro della BNEL, conobbi
Remo Palmirani; la sua passione del momento era la tematica
poliziesca e della pipa. Era il mio primo periodo nell’ex
libris: ascoltavo molto e parlavo poco. Anche Remo era
molto defilato, non osai chiedergli la cartella “Sherlock
Holmes” che mostrava con compiacimento; cosa mai avevo
allora da dargli in cambio, di pari valore? L’ultima
volta che l’ho visto il 2 giugno scorso nella sua casa
di Bologna, mi ha dato il numero nove di UTZ, profumato
di stampa. Accarezzava la copia quasi a non volersi staccare
da lei e cercava nei miei occhi un segno di approvazione
che non fosse solo formale, ma provenisse dall’intimo,
da quelle affinità elettive che la frequentazione ultraventennale
aveva fatto crescere fra noi, in particolare negli ultimi
anni. Il tempo e gli avvenimenti fra l’alfa e l’omega
di questa frequentazione, assumono ora un’importanza
relativa, poiché alcuni appartengono alla sfera del privato
e tali è giusto rimangano, altri appartengono alla sfera
pubblica e per la loro natura sono, ai più, conosciuti
e documentati da una bibliografia stupefacente. Lui non
avrebbe gradito commemorazioni ridondanti di retorica
ma piuttosto arguti e ironici elzeviri da pubblicare
su UTZ, l’amato foglio cui dedicava abitualmente una
battuta fra sé e sé: «Ma la gente capirà?». «Ma è poi
così importante che la gente capisca?» ribattevo io.
«No, lo faccio per pochi amici e perché mi piace». Eppure,
la rivista UTZ ha potuto contare, nei nove numeri pubblicati,
su sessantasei collaboratori per i testi e di trentasei
artisti per le illustrazioni, sembra un numero incredibile,
si pensi solo ai contatti telefonici ed epistolari.
Remo era un lupo solitario che amava talvolta frequentare
il gruppo o, almeno, che al gruppo fossero note le sue
imprese. Con il collezionista organico aveva in comune
la sola bramosia dello scambio che sapeva però dissimulare
molto bene. Al congresso, nel grande salone, lo trascinare,
con un aplomb da principe russo, la smisurata valigia,
cercare fra i tavoli camminando lentamente e poi fermarsi
davanti al vecchio collega collezionista. Quello che
succedeva in seguito aveva gli elementi distintivi del
Teatro dell’arte, del gioco per il gioco. Remo alzava
leggermente il piede destro portando il peso del corpo
su quello sinistro, inclinava e abbassava il capo verso
sinistra e assumendo un espressione esplorativa affermava
con certezza:«So che hai un bell’ex libris di Pincus».
Ricevuto il foglio, frugava nelle sue buste ed estraeva
il pezzo da cambiare quasi dispiacendosi della separazione:
«Ho per te un ex libris speciale di Woodman, sei contento?».
Se lo scambio andava a buon fine, l’espressione del volto
mutava in un sorriso bonario, che invece assumeva un
tono compassato («non sai cosa perdi») in caso di esito
negativo. Credo che mai nessuno abbia visto la sua lista
di scambio, ma i fogli della sua collezione erano tutti
di alto livello artistico. Talvolta mostrava album di
doppioni, con preziosi ex libris del novecento. Fogli
che non disdegnava di vendere, credeva nel mercato e
non aveva problemi di farlo alla luce del sole. Amava
scrivere ma era anche fine oratore e inesauribile organizzatore
di manifestazioni. Si identificava nel personaggio di
Utz, protagonista del romanzo di Chatwin. Non amava il
chiasso e le polemiche, ma preferiva lo studio e la ricerca
che, negli ultimi anni della sua vita, erano diventati
quotidiani compagni di viaggio, come quell’idea del Museo
dell’ex libris realizzata ad Ortona pochi mesi prima
della sua scomparsa. Mi diceva spesso che non bisogna
prendersi troppo sul serio, solo così, aggiungo io, si
può essere leggeri e aspettare il vento. Ut Temerarius
Zephyrus.
Quando furono in strada sentirono dietro di loro la sua
presenza, si voltarono, Utz era alla finestra e salutava
con la mano tremante per l’emozione. Fu l’ultima volta
che lo videro. (…)
Cristiano Beccaletto
Perchè
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