Perchè UTZ Certo, UTZ è un nome strano per una rivista, eppure
pensiamo che così, almeno per chi conosce l’omonimo romanzo
di Bruce Chatwin, divenga facile capire quale è il nostro
primo obiettivo: affermare il fascino seduttivo del collezionismo
e, al contempo, della letteratura e quindi del libro.
Ma anche chi ignora Chatwin non impiegherà molto nello
scoprire che in UTZ si parla di letteratura, di bibliofilia
e di arte, di cose nascoste e di uomini straordinari,
di vite trascorse e di sogni ancora attuali.
Sono ormai passati tre anni da quando un entusiasta drappello
di amici, complice la brezza inebriante respirata nei
giardini della Fondazione Bogliasco, di fronte ad un
mare del colore della seduzione, decise di dare il via
ad UTZ. Già dalla prima pubblicazione affermammo il piacere
del nostro fare, al di là delle regole di mercato e della
dittatura dei grandi numeri, che pretendono di scoraggiare
gli uomini e di imbrigliare le energie. 350 copie sono
una goccia nell’oceano, eppure può valerne la pena. Così,
è certamente straordinario che letterati, saggisti, poeti
e artisti di estrazione culturale diversa, oltre che
di differente nazionalità, abbiano offerto il loro contributo
ad una piccola rivista che ripaga i propri collaboratori
col solo piacere di farne parte.
Ogni numero di UTZ, ormai attestato fra le 40 e le 44
pagine, è arricchito sia da inediti letterari (non solo
per il nostro paese, ma a volte anche assoluti), sia
da incisioni originali di noti artisti, tali da rendere
la rivista particolarmente interessante per i bibliofili
e i collezionisti.
UTZ come omaggio al romanzo di Chatwin, ma pure come
acrostico, da noi creato, di “Ut temerarius zephy-rus”,
perché ci vuole temerarietà nell’imbarcarsi in una avventura
simile. Ma Utz anche come richiamo alla parola ebraica
witz, che ha il significato di scherzo, cioè di una azione
tesa a divertire. Infatti la nostra rivista intende divertire
i lettori: abbiamo la presunzione di poterci riuscire.
Remo Palmirani
Remo
Palmirani, la metafora di UTZ |